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Una Domenica all'Euro Bass Day E-mail
Scritto da giorgio   
luned́ 30 gennaio 2006

La manifestazione  ha un nome imponente e la location è davvero unica: lo splendido Palazzo della Gran Guardia nel centro di Verona. Impossibile quindi resistere alla tentazione di affrontare un lungo viaggio per assistere a quella che ormai si può considerare come l’unica fiera bassistica italiana di un certo livello...

L’accoglienza è ottima e completate le brevi (ma tutto sommato non necessarie) pratiche di iscrizione, ci si può addentrare all’interno del Palazzo della Gran Guardia alla ricerca dei vari eventi. Il primo impatto avviene con la sala degli espositori e qui la delusione è fortissima. A sentire un nome come “Euro Bass Day”, mai ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte una sala davvero piccola e scarsamente attrezzata in cui i vari espositori sono praticamente uno sull’altro.

Molti i marchi assenti e praticamente impossibili le prove strumenti in uno spazio di pochi metri quadri in cui decine di bassisti suonano contemporaneamente. In pochi secondi si matura la sensazione di aver fatto un viaggio inutile ma prima di esprimere ulteriori giudizi è d’obbligo visitare il resto della manifestazione. L’Auditorium è invece all’altezza delle aspettative ed è qui che si svolgeranno i concerti della giornata. L’acustica non è delle migliori soprattutto con la sala praticamente semivuota almeno per i concerti pomeridiani, ma il palco è veramente bello e vale la pena di aspettare la fine della giornata per gli attesissimi concerti serali. La sala “Bouvette” è a disposizione dei musicisti per le prove dei concerti e l’ingresso è aperto al pubblico. In realtà alcune delle prove presenti nel programma vengono disertate dai musicisti stessi vista la scarsa affluenza di pubblico e il rischio che molti si accontentino delle prove gratuite e non attendano  i concerti che invece sono a pagamento. Qui l’acustica è veramente pessima e a volte si fa fatica a distinguere le note dei vari Matthew Garrison o Adam Nitti, ma la giornata è lunga e quindi si tenta di passare il tempo come si può. Superato il trauma iniziale è possibile fare un secondo giro nella sala degli espositori ed è qui che nel caos generale si riesce tuttavia a distinguere qualche bella nota. Le prime emozioni arrivano da Dominique di Piazza,  che con la sua tecnica particolarissima fraseggia praticamente ininterrottamente fino alla fine della manifestazione. E in uno spazio così ristretto è facilissimo trovarsi faccia a faccia con vari personaggi del bassismo nostrano e internazionale: Matthew Garrison per esempio, che a detta di molti sembra essere considerato come uno dei bassisti più innovativi del momento, e dopo averlo visto suonare è praticamente impossibile maturare un’opinione differente. Girando per gli stands capita di imbattersi in  Felix Pastorius il  figlio dello scomparso Jaco, che ha sopra le sue spalle un’eredità e una responsabilità pazzesca. A tale pressione psicologica Felix reagisce con una immensa carica umana e con un bassismo tutto sommato onesto e apprezzabile. Cade in errore chi si aspetta di trovarsi davanti un nuovo Jaco ma se si dimentica il cognome che porta, lo si può apprezzare molto di più per quello che è e non per quello che ci si aspetta da lui. Si incontrano ovviamente anche eccellenti  bassisti nostrani come Pippo Matino e Dario Deidda che tengono davvero alto il nome dell’Italia all’estero. Quindi con un pò di pazienza e dimenticando la confusione generale di sottofondo, è possibile assistere a qualche clinic o a qualche Jam estemporanea fra i virtuosi del basso elettrico. Non fugge all’attenzione il polacco Wojtek Pilichowsky che molti considerano uno scontato clone di Mark King ma che comunque trasuda groove  e simpatia da tutti i pori. Molte le critiche su di lui ma quando si esibisce tutti gli altri stand rimangono quasi deserti... Per quanto riguarda invece gli espositori sono circa una trentina le ditte presenti, sinceramente un pò poche per uno strumento che solo in Italia vanta tanti marchi di prestigio. La qualità generale dei prodotti è comunque buona e con un pò di pazienza è possibile provare un Fodera, un’ottima cassa Epifani, un Laurus o un sorprendente basso Windmill.

Il giro fra gli stand distrae un pò dai concerti pomeridiani ma la sera si avvicina e con essa il momento in cui sarà possibile ammirare sul palco i propri beniamini. Verso le 19 gli stand iniziano a chiudere i battenti e tutti si dirigono all’Auditorium dove con  un biglietto unico da 15 euro è possibile assistere a tutti i concerti della giornata.  Restando in tema di bassisti nostrani ,cattura l’attenzione l’esibizione dell’ottimo Lorenzo Feliciati che con la sua band propone i brani del suo ultimo disco “Upon My Head”. Lorenzo è apparso un bassista molto dotato tecnicamente e musicalmente e non si è mai abbandonato a del virtuosismo fine a se stesso durante la sua esibizione, pur dimostrando una grande abilità sul suo 4 corde. Belli i brani presentati e ottimo anche il livello della band che lo ha accompagnato in questa avventura.

Alle 20.45 circa salgono sul palco Pippo Matino e Dario Deidda accompagnati alla batteria dall’ottimo Claudio Romano ed è stato bello vedere che dei bassisti italiani possano competere ad armi pari con i loro più noti colleghi stranieri  L’esibizione è stata notevole e i due virtuosi del basso elettrico non si sono mai dati fastidio a vicenda, dimostrando un ottimo interplay su brani come Birdland o Teen Town. I due musicisti hanno dato davvero vita a una bella ma purtroppo breve esibizione e sono stati accolti molto calorosamente da un Auditorium finalmente pieno.

Subito dopo tocca a Dominique di Piazza che catalizza subito l’attenzione con il suo stile particolare di pizzicato con l’ausilio di un plettro al pollice. Nonostante questa tecnica molto chitarristica, Di Piazza propone un sound molto bassistico e un fraseggio davvero di alto livello. Arriva il turno di Matthew Garrison in una insolita veste di accompagnatore. La star di questa esibizione è l’olandese Tollak, che vanta collaborazioni con molte stelle della musica internazionale e che suona con la stessa disinvoltura tastiere e armonica , creando un sound molto “vintage” apprezzato dagli addetti ai lavori. Come se non bastasse Tollak ha mostrato le sue qualità vocali che hanno messo in evidenza tutto il soul di cui è dotato e Garrison si è limitato ad accompagnarlo anche se  nei brevi spazi che ha avuto a disposizione come solista,  ha dimostrato che la sua fama è totalmente meritata. Alla chitarra uno strumentista d’eccezione, la star del pop Alex Britti . Si sapeva già che Alex fosse un eccezionale chitarrista acustico, ma in questa occasione si è cimentato sull’elettrica dimostrando di essere un buon musicista prima che un personaggio del mondo dello spettacolo. E soprattutto è piaciuto molto a tutti l’atteggiamento umile con cui è salito sul palco... A chiudere il tutto una mega esibizione per tributare lo scomparso e compianto Jaco Pastorius. A dire il vero è stato proprio questo il momento più debole della serata. L’acustica non proprio ottimale, la presenza di troppi bassisti sul palco in contemporanea e la non perfetta conoscenza dei brani da parte di qualcuno, hanno dato vita a un pò di confusione generale. I brani presentati sono stati due cavalli di battaglia di Jaco, Havona e The Chicken, e sul palco era ovviamente presente Felix Pastorius di cui si è già parlato in precedenza. Nonostante i limiti già evidenziati sarebbe ingeneroso definire L’Euro Bass Day un fallimento visto che attualmente in Italia la musica non sta attraversando un periodo proprio felice. E’ una manifestazione che si può organizzare sicuramente meglio ma anche se a detta di molti questa edizione è stata inferiore rispetto alle precedenti, rimane comunque un evento interessante in cui si è possibile  ammirare dei bassisti eccezionali ad un costo molto contenuto. Ci si augura quindi che l’Euro Bass Day non scompaia anche perchè attualmente rimane una delle pochissime risorse per l’interscambio e la diffusione della cultura bassistica in Italia, il paese delle “canzonette” che spesso dimentica o ignora che anche dietro il brano apparentementre più banale, c’è il duro lavoro di una figura professionalmente poco considerata: il musicista

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