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Te lo do io il Brasile 3 E-mail
Scritto da Fausto Bernacchi   
mercoledì 15 marzo 2006
12-3 Candida, la splendida padrona di casa che mi sta amorevolmente ospitando e rimpinzando con gustosissime prelibatezze locali, mi presenta Antonio e Simone (Simona in italiano) rispettivamente suo fratello e sua cognata i quali decidono di farmi da cicerone per le coste di Niteroi.

Si prestano anche a riaccompagnarmi al parco per effettuare riprese che non avevo fatto causa batteria della videocamera esaurita. Con loro visito un club nautico dove per circa 140 Reais al mese (55 euro) si ha accesso ad una piscina di acqua salata a picco sulla baia, ad un ombrellone sulla spiaggia privata, alla palestra ed alla sauna. Con pochi soldi in più si seguono dei corsi di vela per poi affittare delle barchette ed andarsene in giro per la baia.  Tornato a casa si scopre che é domenica e che al maracaná c’è il derby tra Fluminense e Botafogo. A questo punto come dire di no? E allora ........TORCIDA.....si arriva allo stadio con un certo anticipo; il tempio del calcio é in ristrutturazione quindi la capienza é limitata a soli 40 mila posti. Compriamo i biglietti (30 reais per la tribuna centrale=12 EURO) ed entriamo. Ci sediamo accanto ad una coppia di cui lui é di colore e tifa per il Fluminense mentre lei é bionda, chiarissima di carnagione e tifa per il Botafogo...poi....tamburi di ogni forma che suonano orchestrati ed incessanti per 120 minuti....mai viste tante donne sole allo stadio....famiglie con bambini piccoli; insomma una festa per gli occhi e per le orecchie. Nell’intervallo un settantenne palleggia per tutto il quarto d’ora canonico. Assidui frequentatori dello stadio mi spiegano che l’arzillo palleggiatore é una tipica attrazione del maracaná. Dopo un ricchissimo 2 a 2 torno a casa già soddisfatto della giornata quando arriva la telefonata di Jorge Eduardo, un nipote di Candida e pilota di aerei civili in forza alla Varig (compagnia di bandiera Brasiliana), che saputo del mio arrivo, ha ritenuto opportuno venirmi a prendere a casa per offrirmi un drink in uno dei tanti locali sul lungomare di praia de Sao Francisco. Torno definitivamente a casa attorno all’una del mattino pensando che essere ospite di un solo nucleo di una qualsiasi famiglia carioca equivale ad essere ospite di tutta la famiglia allargata, amici affini e collaterali....cosa dire....muito obrigado.
 
13-3 Oggi giornata turistica. Si va a Rio. Pau de Azucar e Cristo Redentor sarebbe a dire i migliori punti di osservazione della città dall’alto. Il pan di zucchero si trova nel Bairro (quartiere) Urca e ci si arriva attraversando i quartieri di Flamengo e Botafogo. Questi insieme a Jardim Botanico, Copacabana ed Ipanema sono i quartieri più ricchi della città. Per giungere in cima si prende una funivia che effettua un doppio viaggio facendo sosta sul Morro de Urca che é un altro monte che si staglia di fronte al nostro punto di arrivo. Il biglietto della teleferica  é di 35 reais, un bel pò di soldi, calcolato quello che costa la vita da queste parti. Arrivati in cima,  tutto cambia, e capisci che per certe cose il prezzo non conta. L’orgoglio del pan di zucchero  sta tutto nel libro di memorie turistiche a disposizione di chiunque voglia lasciare traccia del suo passaggio. Una pagina in particolare viene ricordata nel video che spiega la storia dell’impianto di risalita. In questa pagina c’è il racconto di una tipa che, partita  per suicidarsi, si é trovata di fronte ad un esplosione di bellezza tale da farle  fare  pace con la vita all’istante e da indurla a non portare a termine la sua missione di autodistruzione. Ogni altra parola é superflua.
Al Cristo Redentore invece la voglia di buttarti ti viene perché sai che non ci puoi tornare quando vuoi. Per tre quarti c’è la vista sulla baia che tutti conosciamo dalle cartoline o dalle foto scaricate via internet. La cosa più bella é forse l’altra visuale, quella meno pubblicizzata. Il Parque Nacional da Tijuca; 3200 ettari di foresta tropicale consacrata dall’UNESCO come riserva della biosfera, con tutte le piante conosciute a queste latitudini e non so quante specie di animali. Da sola rappresenta un polmone di ossigeno in grado di mantenere l’inquinamento di Rio de Janeiro ai livelli di Catanzaro marina. Insomma, può apparire banale, ma se non ci siete ancora stati non capirete mai cosa vuol dire Jorge Ben quando canta  “pais tropical abençoado do Deus” .
In serata puntata alla Casa della Lapa nell’omonimo quartiere. Samba suonata "ao vivo" da 7 elementi di cui solo 2 strumenti a corda (chitarra e ? ) ed il resto percussioni più una voce da paura con controcanti del chitarrista. Gente di tutte le età che balla e canta tutte le canzoni dall’inizio alla fine. La nota particolare é che tutte le canzoni sono legate tra loro quindi si inizia a suonare , cantare e ballare e si smette solo dopo un paio di musica ininterrotta. Da vedere e sentire. Il quartiere in questione non é dei più raccomandabili per andarsene in giro a notte fonda. Tenendo gli occhi aperti non é però difficile uscirne incolumi.
Abraços, vogliatemi bene.
Vostro sempre meno affezionato....Faust...inho.

Commenti
Scritto da Visitatore il 2006-06-10 16:35:00
...mmm... ce lo devo dire 'a guagliona toia....!

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