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Dal momento in cui ho cominciato a pubblicare questa serie di articoli sul mio sito web, molte persone continuano a domandarmi come mai, proprio io, ancora non abbia scritto niente sulla ritmica ed in particolare sul Funk. In realtà, l’intento principale di questa “rubrica”, è quello di rendere partecipi i lettori, degli elementi che caratterizzano il mio modo di suonare nel periodo in cui scrivo ciascun articolo, alcuni nascono da spunti che gli stessi allievi mi offrono, altri nascono dalle cose che scopro quando riesco a praticare, altri ancora, nascono da i brani che devo imparare per questo o quel lavoro. In questo periodo, neanche a farlo apposta…Funk! Nel mio primo video didattico “Suonare la chitarra Funk” (Playgame Music), ho analizzato progressivamente tutti gli aspetti tecnici della ritmica limitando l’analisi alle parti costruite avendo a disposizione una sola chitarra. Nel programmare gli argomenti per il secondo volume, proprio in questo periodo, mi è capitato di analizzare alcuni aspetti dell’arrangiamento per due chitarre. Quando si pensa di arrangiare una parte ritmica per due chitarre, molto spesso si tende a focalizzare l’attenzione sulle note o se non altro sulla disposizione (spreading) di queste nei voicings di ciascuna chitarra. Anche l’arrangiatore più in erba eviterà di far suonare lo stesso accordo nella stessa posizione, con lo stesso voicing, a due chitarristi diversi. In molti, preferiranno usare due parti differenti del manico così da ottenere un suono più ampio. Il discorso diventa completamente diverso quando si sceglie di utilizzare disegni ritmici diversi per costruire la tessitura del brano. In linea di massima, scegliere di far suonare alle chitarre due parti diverse, può sembrare una scelta altrettanto ovvia quanto l’ipotesi precedente, mi salta subito in mente, una hit di un paio di anni fa: “This Love” dei Maroon Five:
Esempio 1 La prima chitarra esegue una ritmica con gli accordi tra il 9° ed il 12° tasto e la seconda esegue il riff mentre il piano procede con una ritmica differente ed accordi disposti diversamente rispetto alla prima chitarra. Ai fini del nostro discorso, questa soluzione ha lo stesso valore della precedente o di quella classica che tante volte mi è capitato di sentire in sala prove :”ok, allora io porto gli accordi e tu fai l’arpeggio!” …chi non se l’è mai cavata così? Quella di cui intendo parlare in questa sede è una soluzione che ha reso grandi gruppi come gli Average White Band, Kool and the Gang, Tower of Power e ovviamente: James Brown. I sopracitati mostri sacri, ed in particolare gli AWB, avevano una approccio all’arrangiamento delle chitarre sicuramente istintivo, ma che analizzato qualche anno dopo, ha generato una vera e propria teoria dell’arrangiamento. I due chitarristi, creavano parti ritmiche perfettamente incastrate tra loro che seguivano un concetto apparentemente semplice: suonare il meno possibile entrambi sullo lo stesso accento e colmare l’uno le pause dell’altro. Facile a dirsi, ma complicato da realizzare, per il semplice motivo che istintivamente ogni chitarrista tende ad appoggiarsi su alcuni accenti che ritiene un riferimento metrico “sicuro”. Un approccio di questo tipo, è di gran lunga differente dal precedente, in questo caso il risultato non è più quello di: “due chitarre che eseguono due parti “ più o meno incastrate tra loro, bensì “UNA parte di chitarra che ha bisogno di due chitarristi per essere eseguita” ..che è un bel pò diverso…
Analizziamo il primo brano degli AWB: “Cut the cake”

Le forme d’onda ci mostrano come le due parti, (accordi a sinistra e note singole a destra) siano complementari l’una all’altra. Non è un caso che se proviamo ad escludere l’una o l’altra traccia, l’intenzione del brano cambi completamente… Eseguiamo le parti singolarmente per accorgerci del senso di vuoto..
Esempio 2 Un altro esempio ancora dagli AWB ci viene fornito da “Get It Up”.

In questo caso è ancora più palese il modo in cui la chitarra di destra sia stata cucita volutamente intorno a quella di sinistra, per renderla quanto più complementare possibile… Analizziamo le parti..
Esempio 3 Sebbene le parti degli AWB, siano state create per la maggioranza in modo istintivo, non è una cattiva idea provare a suggerire degli esercizi per sviluppare il concetto di complementarità delle chitarre. Un esperimento simpatico che spesso provo a fare con gli studenti e quello di scrivere due battute annerendo 16mi a caso creando così una ritmica casuale, e successivamente li spingo a creare una seconda ritmica in cui l’unico obbligo è quello di non annerire i 16mi anneriti in precedenza. (N.B. per annerire si intende: segnare la semicroma che verrà suonata, il procedimento è del tutto casuale) proviamo ad esempio:
Gtr1: bar1: (xxxx x/x/ x/xx xxxx) , bar2: (xxxx x/x/ xxxx xxxx)
Gtr2: bar1: (/xxx xxxx xx// /xxx) , bar2: (/xxx xxxx xx// x/xx)
In questo modo le due parti non coincideranno mai e le ritmiche risulteranno complementari. Se proviamo a registrare le parti suonando per entrambe un accordo (E9) in due punti diversi del manico e le spostiamo rispettivamente a destra e a sinistra nel mix il gioco è fatto.
Esempio 4 Questo è per grosse linee il concetto, sicuramente ha bisogno di ulteriori approfondimenti, ma come punto di partenza non è niente male…
Restano solo un paio di elementi da considerare: il gusto, e l’ efficacia, se fosse sempre così facile saremmo tutti Quincy Jones!
Vince.
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